CiCAdesign

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…se hai voglia di leggere…

Il mestiere di trasformare problemi in competenze

Avevo quattordici anni quando smontai il Ciao di mio padre.

Non avevo esperienza, non avevo un manuale e, soprattutto, non esistevano tutorial da seguire passo dopo passo. Volevo montare un cilindro maggiorato e capire se sarei riuscito a farlo andare più forte.

Alla fine il motorino ripartì. Andava anche meglio di prima. Sul banco, però, rimasero alcune viti.

Probabilmente è cominciato tutto lì.

Non dalle viti avanzate — almeno spero — ma da due domande che da allora non hanno mai smesso di accompagnarmi:

Come funziona? E come posso farlo funzionare meglio?

Mi chiamo Carlo Alberto Cimatti, sono un ingegnere e ho fondato CiCAdesign a Forlì dopo oltre quindici anni di esperienza nella prototipazione, nella ricerca e sviluppo e nella trasformazione di idee in oggetti reali.

CiCAdesign nasce per dare una casa a un modo di lavorare che, in realtà, esisteva molto prima del suo nome: osservare un problema, scomporlo, studiare ciò che ancora non conosco, costruire, misurare, sbagliare, correggere e continuare finché un’ipotesi non diventa una soluzione verificata.

1. IL CIAO E LE VITI AVANZATE

L’origine della curiosità

Quell’esperimento sul Ciao non fu soltanto il primo motore che smontai. Fu probabilmente il primo problema complesso che decisi di affrontare senza sapere già come risolverlo.

Non conoscevo ancora la teoria, ma avevo intuito il metodo: osservare, capire le relazioni tra i componenti, provare e assumermi il rischio di sbagliare.

Negli anni sono cambiati gli strumenti, i materiali e la scala dei progetti. Il banco da lavoro è diventato anche uno schermo CAD; alle chiavi si sono aggiunti scanner tridimensionali, stampanti 3D, CNC, strumenti di misura ed elettronica. Ma l’istinto iniziale è rimasto lo stesso.

Davanti a qualcosa che non conosco, la prima reazione non è pensare che non sia alla mia portata.

È chiedermi:

Che cosa devo imparare per riuscire a farlo?

Questa curiosità non mi ha portato a occuparmi di un unico settore. Mi ha portato, piuttosto, a costruire un metodo applicabile a problemi molto diversi: meccanica, reverse engineering, stampa 3D, scansione, materiali, elettronica, batterie, trattamenti superficiali e prototipi che spesso non appartengono a nessuna categoria precisa.

Sono proprio quelli che preferisco.

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2. STUDIARE PER SAPER FARE

Ingegneria, esperienza e approccio pratico

Della facoltà di ingegneria non ricordo tutte le formule. Mi è rimasto qualcosa che considero molto più importante: la capacità di affrontare un problema sconosciuto sapendo che, se oggi non ne conosco la soluzione, posso costruire gli strumenti per comprenderlo.

Ho sempre studiato seguendo i problemi reali. Quando un progetto mi porta in un territorio nuovo, approfondisco la teoria necessaria, la metto alla prova e provo a trasformarla in una competenza pratica.

Non studio per accumulare nozioni.

Studio per saper fare.

Già ai tempi dell’ingegneria civile ripetevo una frase che continua ancora oggi a descrivere bene il mio approccio:

Prima dell’ingegnere bisogna saper fare il muratore.

Non significa che un progettista debba svolgere professionalmente ogni mestiere. Significa che, per progettare bene, deve conoscere abbastanza intimamente la realtà nella quale il progetto dovrà esistere.

Deve sapere come si costruisce, come si assembla, dove si rompe, cosa è scomodo da usare e quali dettagli, quasi invisibili sullo schermo, diventano decisivi nel mondo reale.

Per questo, quando posso, progetto, costruisco e collaudo personalmente. Il passaggio dalle mani non è la fase esecutiva che arriva dopo il pensiero: è parte del pensiero stesso.

Fare. Osservare. Capire. Progettare.

3. PRIMA COLLAUDATORE, POI PROGETTISTA

L’eFoil e 250 chilometri di progettazione reale

Un progettista che non collauda rischia di progettare ciò che, sulla carta, dovrebbe funzionare.

Un progettista che collauda personalmente scopre invece ciò che serve davvero.

L’eFoil sviluppato da CiCAdesign è uno degli esempi più completi di questo principio. La prima versione non è rimasta un prototipo da mostrare: durante l’estate 2026 ha affrontato 50 sessioni in mare, oltre 250 chilometri e 40 ore operative.

Quei chilometri non sono stati soltanto divertimento.

Sono stati 250 chilometri di collaudo.

Ogni uscita ha prodotto informazioni su consumi, prestazioni, decollo, ergonomia, affidabilità, assemblaggio e manutenzione. Ogni volta che durante l’uso pensavo «questo non posso perderlo», un’esperienza concreta si trasformava in un requisito per il progetto successivo.

 

È così che è nata la V2 Power Sleeve: non da un foglio bianco e nemmeno soltanto da calcoli, CAD o ipotesi, ma da ciò che la V1 aveva già insegnato.

…COMING IN 2027!

La versione successiva, in fondo, comincia prima che quella precedente sia finita.

Non perché la prima sia già considerata sbagliata, ma perché un progetto, appena diventa abbastanza reale da essere osservato, comincia immediatamente a insegnare come evolvere.

Costruzione → osservazione → apprendimento → revisione.

Non è una sequenza con una fine. È un ciclo.

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4. CONSERVARE CIÒ CHE FUNZIONA

Prima di ricostruire, capire cosa non serve distruggere

Molti problemi, quando vengono osservati per la prima volta, sembrano richiedere una ricostruzione totale.

Spesso non è così.

Una delle parti più importanti del mio lavoro consiste nel distinguere ciò che rappresenta davvero un limite da ciò che, invece, funziona già e merita di essere preservato.

Prima di ricostruire, capire cosa non serve distruggere.
Conservare ciò che funziona. Intervenire soltanto dove serve.

Questo principio attraversa quasi ogni attività di CiCAdesign: il reverse engineering di un ricambio introvabile, la riparazione di un componente, la revisione di un meccanismo, lo sviluppo di un processo o la trasformazione di un prototipo nella sua versione successiva.

Non è una scorciatoia e non significa accontentarsi.

Significa non sprecare materia, tempo, lavoro e intelligenza che sono già presenti nell’oggetto o nel sistema esistente. Significa ricostruire soltanto ciò che serve, integrando la soluzione con quanto ha già dimostrato di funzionare.

Spesso è proprio da questo confine — tra ciò che va cambiato e ciò che merita di restare — che nascono le soluzioni meno invasive, più semplici e più eleganti.

5. DAI MODELLI AI WORKFLOW

Un oggetto risolve un problema. Un metodo può risolverne molti.

CiCAdesign non realizza soltanto oggetti. Costruisce anche metodi.

Nella fabbricazione digitale esistono molti piccoli attriti: una scansione 3D che restituisce milioni di triangoli ma non ancora un modello utilizzabile; due materiali che una macchina, in teoria, può estrudere ma che nessun processo rende davvero semplici da combinare; una stampa multicolore che consuma più materiale negli scarti che nel componente; un ricambio che esiste fisicamente, ma non più sul mercato.

Il lavoro consiste spesso nell’individuare quell’attrito e trasformarlo in un processo pratico, ripetibile e verificato.

È successo nel reverse engineering, sviluppando un percorso che dalla scansione porta all’interpretazione geometrica e alla ricostruzione CAD.

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È successo con il Dual TPU, combinando sulla Bambu X2D materiali flessibili con caratteristiche molto diverse.

 

È successo con il PrimeCore Workflow, nato per ridurre tempi e sprechi nella stampa multicolore.

Ed è successo con i progetti parametrici CiCAdesign, strumenti e componenti pensati non per essere semplicemente osservati, ma per essere adattati, stampati e utilizzati davvero.

Ogni workflow racconta la stessa storia: quella di un limite che, attraverso osservazione, sperimentazione e metodo, diventa una competenza.

Un modello può diventare superato. Un metodo continua a generare nuovi modelli e nuove soluzioni.

6. PSS — PROBLEM SOLVING SERIALE™

Finalmente abbiamo una diagnosi

A un certo punto abbiamo dato un nome — volutamente poco clinico — a questo modo ricorrente di affrontare le cose:

PSS, Problem Solving Seriale™.

Dietro la battuta esiste un processo molto concreto:

Problema reale → scomposizione → conservazione di ciò che funziona → acquisizione mirata di competenze e strumenti → sperimentazione → verifica → workflow.

Il PSS non prova necessariamente a eliminare ogni vincolo. Prima si domanda se quel vincolo possa essere trasformato in una funzione.

Non aggiunge una soluzione diversa per ogni problema. Lascia evolvere il progetto finché una modifica comincia a risolverne diversi contemporaneamente.

E non sistema semplicemente i componenti dove riescono a stare: cerca il punto in cui la loro presenza produce anche un vantaggio per l’intero sistema.

Perché un progetto matura quando smette di essere un insieme di pezzi che siamo riusciti a far stare insieme e diventa un’architettura nella quale ogni elemento ha una ragione per trovarsi esattamente lì.

In forma meno accademica, la sintomatologia è questa:

«Non so se questa cosa sia alla mia portata.»

«Aspetta… capiamo come funziona.»

«Ma allora non serve rifare tutto!»

Acquisto quasi inevitabile di strumentazione specifica.

Test su soggetti sacrificali.

Workflow validato.

«Alla fine era fattibile.»

Individuazione di un nuovo problema.

Prognosi: incurabile.

Ogni problema risolto aumenta le competenze del soggetto e, conseguentemente, il numero di problemi che ritiene di poter affrontare.

La recidiva è inevitabile. La sospensione, quando si verifica, è generalmente dovuta a una temporanea mancanza di soggetti sacrificali.

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7. UNA CASA PER LE SOLUZIONI NON STANDARD

Perché esiste CiCAdesign

CiCAdesign è il punto d’incontro tra ingegneria e artigianato digitale, tra tecnologie contemporanee e capacità di costruire con le proprie mani.

Qui un’idea può diventare un modello tridimensionale, un prototipo, un ricambio, un’attrezzatura, un piccolo lotto o un prodotto finito.

Ma può anche diventare qualcosa di meno visibile e altrettanto importante: un metodo nuovo per affrontare problemi simili in futuro.

Non inseguo l’innovazione come esercizio di stile.

Le innovazioni più interessanti si incontrano mentre si risolvono problemi reali.

È questo il filo che unisce il Ciao smontato a quattordici anni, gli studi di ingegneria, oltre quindici anni di prototipazione e ricerca e sviluppo, il reverse engineering, la stampa 3D, i progetti Neurostorm e i chilometri di collaudo dell’eFoil.

Cambiano gli strumenti, i materiali e la scala dei progetti.

Le domande restano le stesse:

Come funziona?
Cosa merita di essere conservato?
Come possiamo farlo funzionare meglio?

CiCAdesign nasce per cercare quelle risposte e trasformarle in qualcosa di concreto.

Le soluzioni standard si trovano ovunque. Quelle su misura, da CiCAdesign.